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Mostra posticipata a data da destinarsi |LOOK HERE | Fernando Sánchez Castillo, Ingeborg Lüscher, Lapo Binazzi (UFO) | Galleria Frediano Farsetti Milano

on febbraio 20 | in Archivio 2020, Eventi, In evidenza, Prossimi appuntamenti | by | with Commenti disabilitati

LOOK HERE è la mostra che si terrà alla Galleria Frediano Farsetti di Milano, la seconda del ciclo triennale Connection, a cura di Lorenzo Bruni, un dialogo tra le personali di 3 artisti internazionali, appartenenti a generazioni e modalità espressive differenti: Fernando Sánchez Castillo, Ingeborg Lüscher e Lapo Binazzi (UFO).

Look Here, titolo della mostra, rimanda a una percezione delle cose che non sia distaccata e vada oltre a una dimensione retinica. Questo sembra essere il denominatore comune delle ricerche dei tre artisti coinvolti nel progetto e che caratterizzano con opere di anni differenti, scelte appositamente da loro, i tre livelli della Galleria Frediano Farsetti di Milano. Le installazioni, i quadri, le sculture e le opere fotografiche di Fernando Sánchez Castillo, Ingeborg Lüscher e Lapo Binazzi (UFO) inducono da una parte a riflettere sul tema della scultura non in quanto occupazione di spazio, ma in termini di rilascio di energia, dall’altra sulla natura della pittura condannata da sempre a presentare un’illusione oggettiva delle cose. Le opere presenti, che hanno a che fare con le strategie del camouflage, sembrano ruotare attorno alla capacità di rappresentare un momento di tensione della materia: l’istante della sua impellente trasformazione. Per loro dare voce a questo istante è il modo per creare un incontro tra opera, contenitore e spettatore oltre che rispondere in maniera consapevole all’ambiguità dei segni con cui il soggetto deve fare i conti dall’era dei mass media dalla metà degli anni ’60 a oggi.

Il curatore Lorenzo Bruni descrivendo alcune opere in mostra osserva che: “Opere come il quadro/paravento del 1978 di Binazzi (UFO), esibendo dei temi floreali dipinti che si mischiano a una casa ANAS e a un telefono da campo, fa ripensare alle applicazioni delle teorie gestaltiche della Bauhaus oltre che portare l’attenzione su come vengono interpretati i segni e non solo a come sono creati. Allo stesso modo i quadri astratto/gestuali dal titolo Funky Riot o Stock Market del 2009 di Castillo, che sono la copia perfetta di segni sui muri creati durante le manifestazione degli anni Sessanta o di anni più recenti, o le grandi pitture del 1992 di Lüscher, scansioni verticali in cui il colore scuro risalta rispetto alle porzioni non di pigmento bensì di zolfo che produce luce invece di simularla, puntano a riflettere sugli strumenti stessi della costituzione e manifestazione di un’immagine. Infatti le opere appena citate non si limitano a riflettere sugli strumenti della pittura, piuttosto su come possono essere osservate le tracce delle realtà. Il loro obiettivo è tramutare l’osservatore in fruitore consapevole delle sue possibilità di interazione con il mondo che lo circonda, sia mediatico che naturale, sia scientifico che istintuale.”

 Ciclo “Connection”
Il ciclo triennale Connection, ideato e curato da Lorenzo Bruni, ha esordito con la mostra dal titolo Iniziamo da qui che faceva il punto su quali fossero le caratteristiche della giovane arte italiana sollevando la necessità di interrogarsi sull’eredità degli anni ’90 grazie agli interventi inediti di Vedovavamazzei e Cesare Viel. Il secondo appuntamento propone invece il dialogo fra personali di tre artisti di generazioni differenti, sviluppandosi nei tre livelli della galleria milanese, per riflettere sia sul loro percorso artistico, sia sulle tematiche che hanno affrontato decennio dopo decennio. Questo tipo di scelta punta a superare il modello della mostra collettiva a tema, ma anche di quella personale basata solo sulla presentazione dell’ultima produzione dell’artista coinvolto. L’idea generale, che guida tutto il ciclo, è quella di prediligere artisti capaci di confrontarsi con il contesto in cui vanno a dialogare e le cui opere pongono l’attenzione sulla dimensione processuale per ripensare in maniera radicale alle categorie di astratto e figurativo, oltre che di azione effimera e durata della stessa. Se questa seconda mostra, LOOK HERE, presenta una riflessione sul tema della scultura come innesco di relazione e della pittura come strategia di camouflage con cui dialogare con la realtà, il terzo appuntamento si svolgerà coinvolgendo sempre tre artisti di fama internazionale e di generazioni differenti, e sarà incentrato sul tema del colore come luce e narrazione.

Libro ed evento durante Miart
In occasione di LOOK HERE sarà realizzato un libro che, oltre che contenere le immagini del dialogo site specific tra opere e contesto, include le interviste a vari intellettuali con cui allargare i temi del dibattito proposto dalle opere. Il libro sarà presentato nel corso della mostra, mentre durante Miart sarà realizzato un evento. Le interviste ai protagonisti della mostra e ai critici saranno anche fruibili attraverso i social media.

Artisti in mostra
Fernando Sánchez Castillo (1970, Madrid; vive e lavora a Madrid) realizza dalla fine degli anni ’90 sculture, quadri, azioni, video e installazioni dal forte impatto emotivo con cui dà forma concreta al dibattito attorno alla memoria collettiva, emersa nell’era post-ideologica. Studia il rapporto tra arte e potere, tra storia e politica, tra spazio pubblico e privato per riflettere su cosa possano significare, nell’era globale e digitale, le nozioni di utopia, rivoluzione e artista impegnato. In una serie di lavori intitolata Barricades, esposti anche al Mart di Rovereto nel 2008 per la mostra curata da Achille Bonito Oliva dal titolo Eurasia, Castillo realizza barricate composte di oggetti vari, trasforma il simbolo della protesta in qualcosa di diverso e problematico attraverso l’impiego del bronzo, materiale con cui normalmente sono costruiti i monumenti espressione del potere. Tra le molte mostre personali da ricordare: Museo statale di architettura Shchusev, Mosca (2019),; Kunstraum Innsbruck (2016,); Sala de Arte Público Siqueiros, Polanco (2016); Museo Stedelijk ‘s-Hertogenbosch (2016); Centro de Arte Dos de Mayo CA2M, Madrid (2015); OK Centrum Linz (2014); Rabo Kunstzone, Utrecht (2013); Kunstpavillon Monaco (2013); Kunstverein Braunschweig (2012); Matadero Madrid (2012); CAC Malaga (2011).Tra le molte manifestazione collettive di livello internazionale a cui ha preso parte si ricordano: Biennale di Riga (2018); Centro nazionale per le arti contemporanee. Mosca (2016); Today Art Museum Pechino (2016); Biennale Gherdëina (2016); Centraal Museum Utrecht (2016); Manifesta 11 Zürich (2016, CH); Albertinum Dresden (2015); Palais de Tokyo (2015); MOTA Tokyo (2014); Biennale di Göteborg (2013); De Appel Amsterdam (2013) e MAC Marseille (2013).

Ingeborg Lüscher (1936, Löffler, Freiberg; vive e lavora a Tegna) ha adottato dagli anni Sessanta, dopo aver lasciato la sua carriera iniziale di attrice, una pratica multidisciplinare che l’ha portata a espandere le potenzialità di media come la pittura, la fotografia, le pratiche concettuali, il video e le installazioni. Le sue opere di scultura e pittura incarnano l’idea della trasformazione della materia, per questa ragione impiega spesso materiali non convenzionali di alto valore simbolico come lo zolfo. Inoltre, quando si confronta con la narrazione fotografica o con il display museale punta sempre ad evocare la capacità degli oggetti di conservare la memoria, pur valorizzando una dimensione epifanica del quotidiano con cui osservarlo con lo stupore della prima volta. Nel 1999 fece scalpore la sua partecipazione alla Biennale di Venezia, dove presentò il suo lavoro con lo pseudonimo di Ying-Bo, un artista maschio cinese che dava voce, con il video Fei-Ya! Fei-Ya! Fly, Fly (Our Chinese Friends) al grande cambiamento dovuto alla globalizzazione mettendo però in evidenza anche gesti e riti che sono senza tempo. Nella Biennale di Venezia del 2001 invece presenta una ampia installazione con video e fotografie dal titolo Fusion. Tra le molte a cui ha partecipato, da ricordare la sua prima mostra alla Große Kunstausstellung del 1968 alla Haus der Kunst di Monaco, Documenta 5, Kassel, del 1972 e Documenta 9 nel 1992, e le Biennali di Venezia del 1980, 1990 e 1999. Nel 2011 le è stato assegnato il Premio Meret Oppenheim. Le mostre personali più recenti si sono svolte al Museums of Paris (ARC 2); Philadelphia (Golden Paley), Moscow (NCCA), Vienna (MAK), Kunstmuseum Luzern, Svizzera, ZKM Center for Art and Media, Karlsruhe, Germania, Hamburger Bahnhof, Berlino, e Situation Kunst (for Max Imdahl) Ruhr University, Bochum. Una vasta retrospettiva è stata realizzata al Museo Mart a Rovereto nel 2004 e al Kunstmuseum Solothurn nel 2016.

Lapo Binazzi (UFO), (1943, Firenze; vive e lavora a Firenze) è tra i fondatori nel 1967 del gruppo UFO (1967-1978) con cui contribuisce alla sperimentazione ‘radical’ italiana e con cui propone un nuovo modo di concepire l’architettura portando maggiore attenzione sui temi del contesto sociale e del dialogo con i nuovi mezzi di comunicazione. La particolarità delle loro riflessioni porta a proporre opere di tipo performativo al limite con gli happening e a creare una visione in cui moderno e post-moderno (che ancora si deve affacciare nel mondo dell’arte) non sono in opposizione. Tra le azioni più significative sono da ricordare quella del 1968 Urboeffimero in cui interagiscono sia con una manifestazione studentesca che con l’architettura rinascimentale classica della città di Firenze producendo un video, e quella del 1973 Ipotesi di sopravvivenza realizzata nella campagna toscana producendo una serie di immagini fotografiche, tra cui quella usata per una copertina della rivista Casabella dell’anno successivo. Con il gruppo UFO parteciperà a numerose mostre internazionali come La Triennale di Milano (1968) e (1973), la Biennale di Parigi (1971), Design als Postulat di Berlino (1973), la Biennale di Venezia (1978), Design by Circumstances di New York (1981). Per la mostra Contemporanea a Roma (1974) curerà personalmente una sezione di design, oltre a realizzare una performance itinerante per la città in bicicletta con gli altri membri del gruppo. Dopo lo scioglimento degli UFO (1978), Binazzi continuerà a curarne l’immagine, la produzione e gli archivi. La sua personale attività successiva si articola tra architettura, design e arte, e comprenderà la produzione anche di performance e designer. Fra le numerose mostre la personale presso Alchimia a Firenze (1981), ‘The italian metamorphosis 1943- 1968, Guggenheim Museum New York (1994),‘Il dolce stil novo della casa’ (1991), ‘Il Design Italiano 1964- 1990, Triennale di Milano (1996). Nel 2011 si tiene al Museo Pecci di Prato una mostra monografica degli UFO dal titolo “UFO STORY” con un catalogo ragionato realizzato per l’occasione.

Galleria Frediano Farsetti
Fondata nel 1999, l’attività della Galleria d’Arte Frediano Farsetti si propone di affiancare a grandi retrospettive sui maestri del Novecento italiano ed internazionale, proposte più sensibili alle ricerche della contemporaneità. Tra le numerose esposizioni realizzate, ricordiamo quelle degli ultimi: Da Fontana a Castellani: artisti oltre la forma, 2010; La neometafisica: Giorgio de Chirico e Andy Warhol e Hans Hartung: opere scelte 1947-1988,2012; Divisionismo e Futurismo: l’arte italiana consegnata alla modernità, 2013; Umani non umani, Carmelo Bene, Claudio Abate e Mario Schifano, 2014; Vis a vis, arte antica e moderna a confronto, 2016; XL Extralarge, Dalla Pop Art ai graffiti, 2017; Boris Zaborov, 2018, Ottone Rosai. Ritratti e Autoritratti, 2018, Vittorio Corsini, 2019.

 

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