Dal 24 settembre al 19 dicembre 2026, la Frascione Gallery ospita la mostra THE TIMELESS GAZE Emily Young in dialogo con gli Antichi Maestri.
Leggi tutto
Emily Young è una delle più importanti scultrici britanniche della sua generazione e la sua opera supera i confini tra passato e presente, natura e cultura, essere umano e materia. Le sue sculture sono portatrici dell’incontro tra un linguaggio dalla sensibilità arcaica e una percezione, invece, profondamente contemporanea: opere che appaiono al tempo stesso antichissime e pienamente presenti.
Nata in una famiglia cosmopolita di artisti, scrittori, politici, naturalisti e avventurieri, Young è cresciuta sviluppando una profonda consapevolezza dell’arte, della storia e dei mondi al di là dei confini consueti. Sua nonna era la scultrice Kathleen Scott, che lavorò con Auguste Rodin e fu moglie dell’esploratore polare Robert Falcon Scott. Young studiò pittura alla Chelsea School of Art, alla Central Saint Martins e alla Stony Brook University di New York. Fin da giovane, i suoi viaggi la portarono ben oltre l’Europa. I soggiorni negli Stati Uniti, in Asia, in Medio Oriente, in Africa, in Sud America e in Cina hanno profondamente influenzato il suo sguardo sulle culture e tradizioni visive dell’umanità.
È proprio questa qualità a rendere il suo lavoro particolarmente significativo nel dialogo con gli Antichi Maestri, come proposto dalla mostra THE TIMELESS GAZE . La mostra mette in relazione la scultura contemporanea e la pittura antica in un confronto che attraversa i secoli.
Le cinque sculture di Young, appositamente realizzate per questa occasione, incontrano i dipinti degli Antichi Maestri, tra cui l’olio su tela San Giovanni Battista di Francesco Furini (Firenze 1603-1646) e la Santa Caterina d’Alessandria di Bernardo Strozzi, detto il Cappuccino (Genova 1581 – Venezia 1644). Entrambe parlano della ricerca umana di durata, bellezza e conoscenza. Entrambe si confrontano con il trascorrere del tempo. Ed entrambe rivelano l’arte come una forma di memoria: un modo per permettere a ciò che è passato di continuare a essere presente sotto un’altra forma.
All’inizio degli anni Ottanta Young si dedicò alla scultura in pietra. Da allora lavorò principalmente con pietre trovate, erose dal tempo o recuperate da cave abbandonate. Per lei, la pietra non è un materiale passivo da sottoporre alla propria volontà bensì un interlocutore, un vero e proprio collaboratore. La storia geologica, le fratture, le venature, i colori e le irregolarità diventano parte essenziale dell’opera. In questo modo è la pietra a guidare la mano dell’artista consentendogli di rendere visibile la forma che già vi è latente. È proprio questo particolare rapporto con la materia a conferire all’opera di Young il suo distintivo senso di atemporalità. Una pietra può avere milioni, persino miliardi di anni; la traccia della mano dell’artista che la trasforma porta questa immensa storia geologica nel presente. Nelle teste, nei torsi e nelle forme circolari di Young convergono temporalità differenti: il tempo profondo della materia, la lunga storia e tradizione della scultura e l’istante presente dell’incontro artistico.
Young considera i grandi scultori dell’antichità – in particolare i maestri della Grecia arcaica – suoi maestri. Le sue sculture entrano in dialogo con l’arte del passato, portando avanti quel dialogo nel presente. La concentrazione sull’essenziale e la deliberata conservazione della superficie naturale della pietra evocano le prime tradizioni della scultura senza mai imitarle. Young ha piuttosto sviluppato un linguaggio profondamente contemporaneo, nel quale la conoscenza e la memoria del passato rimangono vive.
Emily Young (*1951, Londra) vive e lavora tra l’Italia e il Regno Unito. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private e sono state esposte in istituzioni e luoghi quali il Victoria and Albert Museum di Londra, il Getty Center in California, il Whitworth di Manchester, la Salisbury Cathedral e la Biennale di Venezia. Nel 2024, la sua presentazione presso l’European Cultural Centre durante la Biennale di Venezia ha ricevuto l’Award for Sculpture and Installation.


