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Directing the Real. Artists’ Film and Video in the 2010s

Palazzo Medici Riccardi, Firenze / 15 novembre – 10 dicembre 2017

on novembre 12 | in Eventi, Eventi in corso, In evidenza | by | with Commenti disabilitati

Dal 15 novembre al 10 dicembre 2017 la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi ospiterà la mostra Directing the Real. Artists’ Film and Video in the 2010s a cura di Leonardo Bigazzi, evento espositivo che vuole celebrare i primi dieci anni di attività dello Schermo dell’arte Film Festival, da sempre impegnato nella promozione e produzione di opere di una nuova generazione di artisti visivi che lavorano con le moving images.
Tutti gli artisti selezionati infatti hanno partecipato, o lo fanno per la prima volta in questa edizione, ai due progetti di formazione più importanti del Festival: VISIO. European Programme on Artists’ Moving Images (2012-2017) e il Premio Lo schermo dell’arte Film Festival (2010 – 2013).

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DIRECTING THE REAL. ARTISTS’ FILM AND VIDEO IN THE 2010s, realizzata in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana-La Compagnia, presenta le opere di diciannove artisti internazionali nati dopo il 1980, una generazione che si è formata in un momento storico in cui il confronto con il “Reale”, le sue contraddizioni e problematiche politiche e sociali, così come la sua rappresentazione, diventano spesso necessari e inevitabili.

Come rispondono gli artisti oggi ad una società globalizzata in cui le immagini e le informazioni sono sempre più spesso costruite e manipolate per alterare la realtà? E in che modo le rivoluzioni tecnologiche degli ultimi anni, e la rapidità con cui queste immagini sono condivise e consumate, hanno influenzato il loro (e il nostro) sguardo sul mondo? Come rappresentare un mondo sempre più regolato dagli interessi economici, diviso da guerre e ingiustizia sociale, e in cui il rapporto tra l’uomo e l’ambiente sta raggiungendo un punto critico? E in questo contesto qual è il ruolo e il potenziale dell’arte e dello spazio espositivo come luogo fisico di riflessione e condivisione?

Un progetto espositivo che intende offrire uno sguardo sulla produzione di una generazione di artisti che ha fatto di alcune di queste domande il tema centrale della propria ricerca. La transizione da analogico a digitale e l’accelerazione di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione sta modificando profondamente il linguaggio video generando nelle loro opere scelte estetiche e formali ormai ben riconoscibili. Negli spazi della Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi saranno presentati video, film e video installazioni che rappresentano la varietà di mezzi e formati utilizzati nella pratica video contemporanea.

La mostra si articola in tre distinte sezioni:
Una prima parte dedicata alla relazione con la tecnologia di una generazione in cui l’accelerazione generata da Internet ha avuto un forte impatto, influendo sulle differenti modalità di realizzare video. Tra questi l’opera Co(ai)xistence di Justine Emard ambientata in un laboratorio giapponese dedicato all’intelligenza artificiale e alla robotica, in cui un performer stabilisce un dialogo con un sofisticato robot in grado di elaborare autonomamente stimoli esterni; oppure A Certain Amount of Clarity di Emmanuel Van Der Auwera che ha raccolto da internet vari video in cui alcune persone, tra cui bambini, filmano la loro reazione al filmato di un omicidio, per riflettere sull’assuefazione alle immagini di violenza e sulla facilità con cui anche i ragazzi possono accedere a questo genere di materiali; Jonna Kina in Secret Words and Related Stories ha fatto recitare ad alcuni giovani ragazzi le storie personali, spesso assurde o legate a traumi infantili, che stanno dietro alla scelta di password per l’accesso a siti o social network, che ad oggi rappresentano un aspetto molto presente nella nostra esistenza; Hello Joe di Graham Kelly è girato nell’arco di una notte in locations affittate su Airbnb, creando una storia di fiction con gli oggetti trovati in queste case; Daisuke Kosugi in Sentient to Sentient riunisce immagini realizzate con cellulari di situazioni di protesta in Norvegia, per mettere in evidenza il senso costruttivo di partecipazione di questi eventi.

La seconda parte riunisce opere che affrontano tematiche legate all’eredità del post-colonialismo Europeo. Janis Rafa in Winter Came Early filma il meccanismo con cui si scuotono gli alberi per cogliere le mandorle, per una metafora sull’azione violenta dell’uomo sulla natura ma anche sulla caducità della vita. Il lavoro di Bianca Baldi Zero Latitude ha al centro un oggetto commissionato per gli esploratori che si recavano in Africa a fine Ottocento, che si porta dietro i vari aspetti della storia colonialista dei Paesi europei; l’installazione a due canali Hotel Desterro di Patrik Thomas mette in relazione immagini di musicisti che dal Portogallo arrivano fino al Mali con le riprese di ambienti vicino allo studio dell’artista a Lisbona, per un dialogo tra il Portogallo di oggi e il suo passato colonialista in Africa.

La terza parte ricostruisce un ambiente cinematografico all’interno dello spazio espositivo, per offrire un contesto adatto a 9 film d’artista in programmazione con orari ben definiti, suddivisi in 3 programmi di 3 film ciascuno.
Il primo programma è dedicato ad artisti che in qualche modo hanno avuto restrizioni sul loro lavoro imposte dall’esterno, che li hanno costretti a ripensare la loro pratica, tra cui Rebecca Moss che in International Waters racconta la sua esperienza e quella dell’equipaggio che l’accompagnava durante una residenza su una nave cargo in mezzo all’Oceano Pacifico, durante la quale la società organizzatrice è fallita, lasciandoli bloccati per 28 giorni in acque internazionali.
Il secondo racchiude opere legate a questioni economiche mondiali, come Equivalent Units di Danilo Correale che ha lavorato nel porto di Genova intervistando i portuali e mettendo in luce la loro relazione quasi assente con quello che trasportano, per una riflessione sull’alienazione e le condizioni di lavoro; All that is Solid di Louis Henderson, che ha lavorato in Congo analizzando gli aspetti legati alla raccolta dei materiali impiegati per costruire cellulari e computer, per uno sguardo sulle tragedie delle miniere in Africa; Radio Ghetto Relay in cui Alessandra Ferrini racconta di una radio pirata fondata in Puglia dagli immigrati nordafricani, quasi tutti raccoglitori di pomodori che vivono in una sorta di ghetto, unico modo per raccontare le loro storie e rapportarsi con l’esterno.
Gli artisti del terzo programma hanno scelto alcuni luoghi come set o soggetto per raccontare una sorta di utopia, sogno o visione futuristica, come Emilija Škarnulyte che in Sirenomelia ha fatto muovere un nuotatore professionista con una coda da sirena all’interno di una base di sommergibili russi, abbandonata dopo guerra fredda nel nord della Norvegia, come se fosse un uomo del futuro che si è evoluto per vivere in luoghi ostili; Driant Zeneli che in It Would Not Be Possible to leave Planet Earth Unless Gravity Existed ha lavorato in un’area metallurgica albanese completamente abbandonata dopo la caduta del regime comunista, dove una persona cerca di costruire con quello che trova un aereo per recarsi altrove; Arash Nassiri In City of Tales si è ispirato a Los Angeles e alla grande comunità iraniana che ci abita, facendo raccontare agli attori in persiano le memorie di quella generazione che nella rivoluzione iraniana ha visto crollare il sogno che Teheran potesse diventare una città di tipo occidentale .

Artisti in mostra:

Basma Alsharif artista e filmaker di origini palestinesi nata in Kuwait, vincitrice del premio della giuria della 9a Biennale di Sharjah (2009), opera fra cinema e installazioni, focalizzandosi sulla condizione umana in relazione ai cambiamenti dei paesaggi geopolitici e degli ambienti naturali; Bianca Baldi, ispirandosi a vicende storiche, tenta di rivelare complessi intrecci politici, economici e culturali, coniugando fotografia, film, scrittura e installazioni;

Danilo Correale, autore di opere che uniscono fotografia, installazione, video, testo, azione partecipativa, spesso basate su lunghe ricerche in campo economico, politico, sociale, in cui analizza aspetti della vita umana, tra cui il rapporto tra lavoro, tempo libero e sonno;

Justine Emard, rielabora le immagini attraverso fotografia, video, installazioni e realtà aumentata, schermi, frame, idee fuori dalla norma e interazioni con i dispositivi che simulano la realtà, per pro­iettare il pubblico in universi paralleli “aumentati” e di finzione;

Alessandra Ferrini, artista-ricercatrice, regista ed educatrice, il suo interesse verso l’educazione l’ha portata a sviluppare una pratica pedagogica in parallelo alla pratica artistica, dove analizza il formato saggistico dei film e l’uso degli archivi;

Sirah Foighel Brutmann e Eitan Efrat, coppia di artisti il cui lavoro analizza gli aspetti performativi delle immagini in movimento, mettendo in luce le potenzialità spaziali e temporali della lettura delle immagini, le relazioni tra spettatori e storia, la temporalità dei racconti e della memoria;

Louis Henderson, filmaker inglese il cui approccio di tipo archeologico tenta di analizzare e problematizzare l’attuale condizione globale caratterizzata da razzismo capitalista e post-colonialismo;

Graham Kelly, lavora sul concetto che l’interazione tra l’immagine digitale e lo spettatore non è vincolata alla superficie dello schermo o dell’occhio, ma, grazie all’onnipresenza di un sistema di telecamere e video allestito negli ambienti edificati, la considera come un processo perpetuo che crea degli spettatori/soggetti ibridi catturati tra i territori di percezione reale e digitale;

Jonna Kina, nella sua pratica multidisciplinare, che unisce film, installazioni, fotografie, suono, testi e pubblicazioni, esplora il concetto di codificazione e decodificazione e i confini tra diverse forme di rappresentazione;

Daisuke Kosugi, dal­la combinazione tra installazione, performance e video documentari, costruisce affascinanti scenari che celano un conflitto latente, spesso coinvolgendo la sua stessa vita e sollevano domande sui concetti di identità, produzione creativa ed emozioni politiche, attraverso la visione delle regolamentazioni interiorizzate che limitano la nostra libertà;

Basir Mahmood, utilizzando video, film e fotografia, intreccia diverse fila di pensieri, risultati e intuizioni all’interno di sequenze poetiche e differenti forme di narrazione;

Diego Marcon, artista e filmaker la cui ricerca affronta la relazione tra realtà e rappresentazione, interrogandosi sull’ontologia delle immagini in movimento e la loro possibilità di essere uno strumento di investigazione del reale;

Rebecca Moss, lavora con la performance e il video indagando le dinamiche tra il proprio corpo e il suo ambiente, e tra natura e artificio;

Arash Nassiri, utilizza i luoghi come strutture all’interno delle quali costruire il proprio lavoro, come nella Land Art, spazi specifici o intere città per trasformare le sue opere in “rappresentazioni di luoghi fantastici in cui le nostre ideologie diventano visibili e malleabili”;

Janis Rafa, tra i partecipanti del progetto di formazione Feature Expanded 2017, realizza lavori che spaziano dal documentario sperimentale, al video-saggio, dai film di archivio ai mediometraggi;

Emilija Škarnulyte, artista lituana che lavora con video e fotografia per dare vita a diverse visioni in cui investiga la realtà con un approccio politico ma al contempo poetico, guardando alla relazione tra arte e scienza e all’intersezione tra desideri e sistemi complessi “non umani”;

Patrik Thomas, esplora le forme ibride del cinema, della video art e della performance, con un approccio di tipo collaborativo;

Emmanuel Van der Auwera, vincitore del Langui Award of the Young Belgian Art Prize, analizza con video, installazioni, fotografie e sculture, il modo in cui guardiamo immagini associate a scene di violenza, esaminando le modalità con cui l’infor­mazione visiva viene letta e trasmessa;

Driant Zeneli si serve del video per scolpire lo spazio e il tempo, ponendo al centro della sua ricerca la ridefinizione dell’idea di fallimento, di utopia e di sogno, visti come elementi che aprono a possibili alternative.

Il progetto è organizzato dallo Schermo dell’arte Film Festival in collaborazione con Fondazione Sistema Toscana – La Compagnia.
Con il contributo di Regione Toscana nell’ambito di “Toscanaincontemporanea2017”e Giovani Sì.
Realizzato nell’ambito del Progetto Sensi Contemporanei per il Cinema con il sostegno di Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Nuovi Mecenati, Nouveaux mécènes – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea, Institut français Firenze, Fondazione Palazzo Strozzi, In Between Art Film, ottod’Ame, Famiglia Cecchi, Seven Gravity Collection, B&C Speakers, Mercato Centrale Firenze.

La selezione dei partecipanti è realizzata in partnership con Accademia di Belle Arti di Brera, Accademia di Belle Arti di Firenze, Kingston University (Londra), De Ateliers (Amsterdam), HIAP – Helsinki International Artist Programme, Pavillon Neuflize OBC research lab del Palais de Tokyo (Parigi), Rijksakademie van beeldende kunsten (Amsterdam), Royal College of Art (Londra), Universität der Künste Berlin, Viafarini (Milano), Vilnius Academy of Arts, WIELS Contemporary Art Centre (Bruxelles).

 

Directing The Real. Artists’ Film and Video in the 2010s
Firenze, Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi
15 novembre – 10 dicembre 2017
ore 11-18, chiuso lunedì
Inaugurazione martedì 14 novembre 2017, ore 18
ingresso libero

visio@schermodellarte.org

www.schermodellarte.org
info@schermodellarte.org
facebook: Lo schermo dell’arte #schermodellarte 

 

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