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GALLERIA SUSANNA ORLANDO |Project Room di Via Garibaldi |Pietrasanta1- 23 giugno 2024 |Florence Di Benedetto “Vedere le cose.  L’enigmatica essenza del quotidiano”|

on giugno 4 | in Archivio 2021, In evidenza | by | with Commenti disabilitati

La Galleria Susanna Orlando festeggia i suoi dieci anni dall’apertura a Pietrasanta ed è lieta di presentare “Vedere le cose. L’enigmatica essenza del quotidiano” dell’artista Florence Di Benedetto a cura di Tiziana Tommei, prima personale fotografica della galleria. I mostra dal 1° al 28 giugno nella PROJECT ROOM di Via Garibaldi il progetto inedito “Mondo Visibile”, che coniuga fotografia e intervento manuale. “Vedere le cose” e “Mondo visibile” sono estratti da citazioni di Giorgio Morandi, alle cui nature morte con bottiglie rendono omaggio le opere esposte.

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Ad un primo sguardo le opere del “Mondo visibile” di Florence Di Benedetto presentate nella galleria di Susanna Orlando possono generare un subitaneo ed epidermico straniamento: è il rumore dello sfondo, l’accostamento della realtà silente e ieratica degli oggetti ad un terreno di azione intrinsecamente informale.
Il progetto prende origine da un dialogo aperto con il passato, con i suoi exempla e le sue icone. Opere che raccontano il percorso intrapreso dall’artista e il suo nucleo valoriale: dalla trasversalità del bagaglio visivo e culturale, alla fede nell’eclettismo e nella sperimentazione; dal superamento di ogni rigida separazione tra tecniche e forme espressive, al coraggio di contaminare la fotografia pura, non alterata o modificata a posteriori, con la manualità di un fare ad azione diretta sull’opera – nel caso specifico attraverso l’effrazione (rayage) del supporto.
Al di là della linea scura che rincorre il profilo della rappresentazione fotografica del mondo visibile – della realtà fisica e concreta delle “cose” che si toccano, che hanno un peso, che si usano e si gettano, che decadono e tendono verso il basso – si dispiega lo spazio del gesto e della materia, una superficie che l’artista scalfisce, lacera e scava per portare alla luce l’impossibilità di una linearità estetica e di narrazione.
Spostando lo sguardo sul soggetto, tra le pieghe plastiche della tovaglia di lino e i richiami ai valori della pittura, si impone la composizione scenica delle “cose”: semplici, quotidiane, banali bottiglie di plastica, sculture scelte, trasparenti e solide forme, che abitano la prospettiva e si fanno ora architettura, ora simbolo, ora realtà.
Reperti archeologici che sottendono il riscatto del vile oggetto industriale e, al contempo, esortano a sintonizzarsi sul linguaggio delle “cose”, per esplorarle oltre la patina della fugacità, interrogarle, scavarle per carpirne l’inattesa bellezza e riuscire così ad amarle nella loro brutale autenticità.
Un invito a vedere le “cose”.

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Florence Di Benedetto nasce a Bari nel 1975 da madre francese e padre italiano, vive e lavora a Milano. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, comincia a lavorare come fotografa di moda e still-life e come assistente del fotografo artista Maurizio Galimberti. Intraprende poi una ricerca personale incentrata sulla contaminazione tra fotografia e pittura, volta all’interpretazione originale di paesaggi metropolitani, per proseguire con la pittura di ispirazione pop e iperrealista. Negli ultimi anni si concentra a raccontare storie con un approccio personale e spesso simbolico.

 

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