Dal 18 luglio il borgo toscano rinnova ancora una volta il suo legame indissolubile tra arte ambientale e spettacolo dal vivo, trasformando il territorio in un laboratorio creativo permanente con la 40a edizione del Radicondoli Festival.
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L’arte a Radicondoli non occupa lo spazio, lo abita. È un segno dell’uomo che si fa materia stessa del paesaggio
Dal 18 luglio il borgo toscano rinnova ancora una volta il suo legame indissolubile tra arte ambientale e spettacolo dal vivo, trasformando il territorio in un laboratorio creativo permanente con la 40a edizione del Radicondoli Festival.Se il palcoscenico è il luogo della parola, il territorio è il corpo vivo dell’arte con il progetto Paesaggi Contemporanei, l’anima visiva e speculare del Festival che, per l’edizione 2026, si muove lungo il solco tracciato dalla sensibilità di Fabio Gori.
Collezionista raffinato e visionario curatore scomparso nel 2025, Gori ha saputo trasformare Radicondoli in un crocevia di linguaggi, dove l’opera d’arte non è un ospite temporaneo, ma parte integrante della memoria e del paesaggio. Il progetto 2026 celebra questa eredità attraverso residenze d’artista, nuove installazioni e uno sguardo rivolto al futuro.
Il programma di quest’anno vede protagonisti artisti legati a Fabio Gori da profonda affinità elettiva, in un mix di ricerca estetica e impegno civile:
Moussa Traore | L’Inferno di Dante
Presso gli ex lavatoi, una sua grande opera nata da una residenza a Radicondoli. Un cavallo in ferro riciclato, spaccato a metà, rivela le viscere dell’umanità dantesca, unendo materia grezza e potenza letteraria.
Giuliano Tomaino | Picasso ci guarda… e accende una sigaretta
Nel centro di Belforte esplode l’ironia colta di Tomaino. I suoi archetipi — cavalli a dondolo, mani intrecciate, cimbelli — sono icone vitali che riemergono dalla memoria dell’infanzia per abitare lo spazio urbano.
Luca Gilli | Abitare l’arte, omaggio a Fabio Gori, nella casa di Fabio e Virginia
Un progetto intimo e potente. Gilli entra nella casa di Fabio e Virginia a Prato, restituendo attraverso l’obiettivo fotografico l’universo visivo e umano creato da Gori in dialogo con i grandi dell’arte contemporanea. La mostra sarà ospitata a Palazzo Bizzarrini.
Paesaggi Futuri: Lo sguardo verso il domani è affidato a sei artisti under 35 che presenteranno opere nate dal dialogo carnale con la terra e la memoria toscana.
Per questa nuova edizione del festival, la Fondazione Gori propone un contributo che affonda le radici nella sua stessa storia: quella di un luogo che, fin dagli anni Ottanta, ha reso l’arte ambientale e il dialogo tra opera e spazio una pratica collettiva e condivisa. Oggi, quella stessa vocazione si rinnova grazie a questo programma sostenuto dalla Regione Toscana, che trasforma la Fondazione in un laboratorio vivo di ricerca e produzione.
La Collezione Permanente
Radicondoli non è solo una vetrina, ma una “officina culturale”. Le opere della sua collezione permanente non sono semplici oggetti, ma frammenti di una geografia emozionale che fonde paesaggio e memoria. Un percorso a tappe tra angoli inaspettati, dove le opere degli artisti coinvolti negli anni diventa patrimonio vivo di una comunità intera, formando una mappa di sensazioni che invita il visitatore alla scoperta del borgo. Passeggiando per le vie e le mura, ci si imbatte nei neon poetici di Vittorio Corsini (“Nel paesaggio bisogna farsi ciechi”), nelle installazioni specchianti e sociali di Antonello Ghezzi — di cui l’opera Vedere me in te troverà nel 2026 una nuova collocazione nel cuore del paese — e nei simboli in alluminio di Franco Ionda, che invitano ad alzare lo sguardo verso un cielo “rovesciato a terra”. Dalle Piroghe nel bosco di Moussa Traore alle onde sonore di Simone Gori, fino alle riflessioni arcaiche di Claudia Losi e ai respiri cromatici di Paolo Fabiani, la collezione permanente di Radicondoli è un patrimonio materiale e immateriale che alimenta un turismo colto e consapevole.

